TRADIZIONE: FESTA DI SAN GIORGIO

Chieuti, sorge quasi ai confini della Puglia con il Molise, sulle rovine della città Italica di Cliternia, dal greco Pleuron che significa costa (della quale resta ancora oggi una testimonianza nel vicino borgo di “Nuova Cliternia”), a 222 metri s.l.m..

Nel corso dei secoli Chieuti fu feudo di grandi famiglie come i Carafa, i Guevara, i Gonzaga, i d’Avalos e i Maresca.

In paese molti parlano e comunque capiscono l’”arbereshe”, forma arcaica dell’albanese.

Gli albanesi giunsero a Chieuti negli anni che vanno dal 1461 al 1470, quando Giorgio Castrista Skanderbeg (principe di Krujia in Albania), inviò un corpo di spedizione di circa 5.000 albanesi guidati dal nipote Coiro Stresio in aiuto di Ferdinando I° d’Aragona nella lotta contro Giovanni d’Angiò.

La popolazione quindi ed anche Chieuti, subirono quella che nella storia delle colonie albanesi in Italia chiamata, terza migrazione.

Per i servizi resi furono concessi al principe Skanderbeg diritti feudali su Monte Gargano, San Giovanni Rotondo e Trani e fu concesso ai soldati e alle loro famiglie di stanziarsi in ulteriori territori. I coloni albanesi rifondarono le terre e vissero convivendo pacificamente per lungo tempo con la popolazione locale.

Il paese sorge su uno sperone prospiciente il mare adriatico, tra il torrente saccione e il fiume fortore.

Il centro storico è caratterizzato da basse case con pittoreschi balconcini ricolmi di fiori, antichi palazzotti e vicoli stretti da cui s’intravedono panoramici scorci sulla costa.

L’economia oltre che sul turismo prevalentemente estivo, si basa anche sull’agricoltura favorita da terreno fertile.

 

LA FESTA PATRONALE DI SAN GIORGIO

La tradizionale corsa dei buoi dall’aspetto molto religioso, si tramanda da più di 400 anni, e si svolge in onore di San Giorgio Martire. Essa consiste in una corsa di circa quattro km di carri trainati da due buoi. I partecipanti alla corsa sono i “carrieri”, che guidano il carro. I cavalieri che accompagnano il carro tirato dai buoi, con le pertiche vengono chiamati “accompagnamento”, mentre un altro cavallo con una lunga corda davanti ai buoi tira il carro e viene chiamato “catena”.

Quindi lo sforzo dei buoi è minimo, la loro grande fatica è fare il tragitto di corsa. I buoi non temono il peso della gara grazie alla meticolosa preparazione atletica data loro durante l’anno. Le pertiche in mano a cavalieri e “Carrieri” servono per incitare i buoi.

Lo spettacolo sembra cruento invece è molto ordinato e disciplinato. Ogni componente svolge un suo ruolo preciso.

Alla celebrazione della festa patronale di San Giorgio Martire che si svolge nei giorni 21, 22 ,23 e 24 aprile di ogni anno, sono legate tre caratteristiche tradizioni, uniche nel loro genere: LA CORSA DEI CARRI, IL TARALLO E L’ALLORO O LAURO.

 

La festa ha inizio il 21 pomeriggio verso le ore 17.00, quando i carri trainati da buoi entrano in paese, portando rami di alloro, che andranno ad adornare in segno di gloria e di trionfo la facciata della Chiesa in onore del Santo Patrono San Giorgio. Altri rami invece, vengono distribuiti a tutte le famiglie, con cui adornano gli accessi delle proprie case.

 

Dopo l’entrata del Lauro, nello stesso pomeriggio del 21, si offre a San Giorgio il TARALLO, portato in spalla dai fedeli fino alla Chiesa, in segno di devoto omaggio, quale frutto della terra e del lavoro dei chieutini.. Il TARALLO è una grande treccia di pasta di caciocavallo, di circa 70 kg, elegantemente lavorato a mano da artigiani del posto, in acqua bollente, sulla quale sovrasta San Giorgio cavaliere, che protegge la donzella, minacciata dal drago. Il tutto legato da nastri variopinti ad una forma di legno, che i devoti portano anche in processione il giorno 23. Il Tarallo durante i quattro giorni di festa è esposto in Chiesa affinché tutti possano ammirarlo. Appena dopo la festa, i circa 70 kg di pasta, che formano il Tarallo, vengono divisi in tanti pezzi quante sono le famiglie di Chieuti e del territorio, che lo consumano dopo aver recitato qualche preghiera.

 

 

Il giorno 22, i carri che hanno portato il LAURO prendono parte alla tradizionale CORSA DEI CARRI.

 

La mattina, i componenti di ciascun carro, (COLLEFINOCCHIO SAN VITO,  COLLEFINOCCHIO VACCARECCIA,  GIOVANISSIMI e LA CITTADELLA, ciascuno contraddistinto dai propri colori sociali), carrieri e cavalieri, partecipano alla Celebrazione Eucaristica per chiedere protezione al Santo.

Successivamente si effettua l’estrazione della CARTELLA, in pratica attraverso il sorteggio, si stabilisce l’ordine di partenza dei carri, i quali si dispongono in fila davanti alla Chiesa per ricevere la benedizione del Parroco. Si avviano quindi, accompagnati da una grande folla verso il luogo di partenza.

I carri proseguono il cammino uno dietro l’altro secondo l’ordine di partenza stabilito. Ad un segnale convenuto i carri si girano su se stessi, e su segnalazione del sindaco, partono ed iniziano a correre verso il paese.

Il momento di girarsi è una fase delicatissima in cui si fa uso di tutta l’esperienza. I carrieri non devono innervosire gli animali e scegliere la mossa migliore per girarsi e partire bene. L’”accompagnamento” dei cavalli si apposta nel modo migliore per sopportare la corsa dei buoi e la “catena” deve essere pronta ad afferrare la corda per guidare il carro. Un banale errore può compromettere l’esito della corsa e vedere così tutto il lavoro svolto in un anno andare in fumo. Una volta girati, i carri iniziano la vera corsa, mentre i buoi guidati dalla catena corrono in direzione del paese, i cavalli che accompagnano si affiancano al carro, “ogni gruppo con il proprio carro” creando così una scena spettacolare senza eguali.

 

 

I buoi sono i veri protagonisti, quando arrivano in paese, dove la gente incita il proprio “partito”.

La cosa stupefacente è che quando  i buoi entrano in paese di corsa, sembrano scossi, invece, una volta giunti all’imbocco principale del corso del paese che delimita il traguardo continuano a passo spedito fino davanti alla Chiesa di San Giorgio ed è li che avviene qualcosa di magico, senza che nessuno glielo ordini si fermano e sembra che accennino ad un saluto di devozione, poi continuano docili per il viale principale.

Al popolo la tradizionale festa sembrerebbe svuotata della sua solennità se la corsa dei carri non dovesse aver luogo. Infatti non è stabilito alcun premio per i vincitori, se non il privilegio per i carrieri di portare per primi sulle loro spallecon un caratteristico berrettino rosso,  la statua del Santo Patrono il giorno dopo, 23 aprile,  in processione.

Anche se non si hanno documentazioni storiche precise sull’origine e il significato della CORSA DEI CARRI, si può senz’altro affermare che essa ha avuto luogo da tempo immemorabile per onorare San Giorgio cavaliere. C’è chi dice che essa abbia avuto inizio durante il trasporto dell’ALLORO o LAURO, a causa dello spirito di emulazione proprio degli albanesi, che induceva i carrieri, ad incitare i buoi per giungere per primi davanti alla Chiesa.

 

Il fascino tradizionale di questa festa, spira nell’animo popolare, che da tempo immemorabile perpetua il rito, risalta una devozione, glorifica una fede. Ciò che può sembrare una costumanza barbara, è invece, la fedeltà schietta  e semplice di un popolo, che celebra le avite tradizioni religiose, e l’innato amore verso il borgo natìo. L’amore per gli animali, buoi e cavalli, dura quotidianamente dalla nascita di questo piccolo paese ai confini col Molise, e che durante i festeggiamenti in onore di san Giorgio, viene visitato da migliaia di persone che arrivano da ogni parte d’ Italia.

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